Educazione e cura dei bambini e delle bambine ai tempi del coronavirus. La risposta dei servizi educativi italiani

Children Education and Care in the Time of Coronavirus. The Response of Italian Educational Services

Educação e cuidado das crianças no tempo do coronavírus. A resposta dos serviços educativos italianos para a infância

 

Clara Maria Silva

Università degli Studi di Firenze. Florença, Itália.

clara.silva@unifi.it - http://orcid.org/0000-0003-4212-5648

 

Recebido em 08 de outubro de 2021

Aprovado em 08 de novembro de 2021

Publicado em 16 de abril de 2022

 

 

RESUMO

L’articolo riflette su come in Italia sia stata affrontata la crisi sanitaria causata dal Covid-19 a livello dei servizi educativi per l’infanzia. Dopo aver ricostruito il quadro politico e normativo nazionale, l’attenzione si concentra sulla realtà toscana. L’obiettivo è quello di illustrare da un lato alcune esperienze nella Regione Toscana durante il lockdown per garantire una continuità nella relazione educativa a distanza e dall’altro mostrare come i servizi educativi toscani hanno reagito alla ripresa dell’anno educativo 2020-21. Il primo aspetto è ricostruito attraverso una ricognizione di materiali collocati in rete, mentre il secondo aspetto è documentato attraverso i risultati di un’indagine condotta da chi scrive e che ha coinvolto i servizi educativi della Cooperativa Arca. Se ne ricava un quadro dinamico che mette in luce gli sforzi del personale educativo sia nella gestione delle routine sia nella ricerca di modalità inedite di relazione con le famiglie.

Palavras-chave: Infanzia; Pandemia; Italia.

 

ABSTRACT

The article reflects on how the health crisis caused by Covid-19 has been dealt with in Italy at the level of childcare services. After having reconstructed the national political and normative framework, the attention is focused on the Tuscan reality. The aim is to illustrate on the one hand some experiences in the Tuscany Region during the lockdown to guarantee a continuity in the educational relationship at a distance and on the other hand to show the Tuscan educational services have reacted to the restart of the educational year 2020-21. The first aspect is reconstructed through a reconnaissance of materials placed on the web, while the second aspect is documented through the results of a survey conducted by us and which involved the educational services of the Cooperative Arca. The result is a dynamic picture that highlights the efforts of the educational staff both in management of routines and in the search for new ways of relating to families.  

Keywords: Childhood; Pandemic; Italy.

 

RESUMO

O artigo reflete sobre a forma como a crise de saúde causada pelo Covid-19 tem sido tratada em Itália no nível dos serviços de cuidado infantil. Após ter reconstruído a estrutura politica e normativa nacional, a atenção está voltada para a realidade toscana. O objetivo é ilustrar, por um lado, algumas experiências na Região Toscana durante o bloqueio para garantir uma continuidade do relacionamento educacional à distância e, por outro lado, mostrar como os serviços educacionais toscanos reagiram ao reinício do ano educacional de 2020-21. O primeiro aspecto é reconstruído através de um reconhecimento dos materiais colocados na web, enquanto o segundo aspecto é documentado através dos resultados de uma pesquisa realizada pela autora e que envolveu os serviços educacionais da Cooperativa Arca. O resultado é um quadro dinâmico que destaca os esforços do pessoal educacional tanto na gestão das rotinas como na busca de novas formas de se relacionar com as famílias.

Palavras-chave: Infância; Pandemia; Itália.

 

L’impatto della pandemia sui più piccoli

 

            La pandemia causata dal Covid-19 ha condizionato la vita dei bambini e delle bambine in tutto il mondo, con una forte ripercussione sulla qualità della loro cura e della loro educazione. Una situazione questa tuttora attuale, dato che la pandemia non è stata ancora debellata. La gravità delle sue conseguenze a breve e lungo termine sull’infanzia è senz’altro correlata anche alle risorse che i singoli paesi possono mobilitare per contrastare le difficoltà generate dalla proliferazione a livello mondiale del virus. Una realtà fotografata dai dati raccolti da ONU, Unesco e Unicef sin dai primi mesi del 2020 e continuamente aggiornata, la quale mette in luce una differenza sostanziale tra le risposte a livello di educazione fornite dai paesi a reddito basso o medio-basso e quelli a reddito alto per fronteggiare l’emergenza sociale provocata dal Covid-19 (UNESCO, UNICEF, WORLD BANK, 2020).  

            In Italia le misure introdotte inizialmente dal governo per contrastare la pandemia hanno scarsamente considerato la specificità delle bambine e dei bambini, a causa di una cultura ancora poco attenta ai loro bisogni. Ciò nonostante i segnali positivi di attenzione nei confronti dell’età infantile da parte dello Stato negli ultimi anni, che hanno portato nel 2017 all’istituzione di una legge nazionale sul sistema integrato e sull’educazione e cura dell’infanzia dalla nascita ai sei anni (Legge 107/2015 e Decreto Legislativo 65/2017). Le disposizioni governative adottate per limitare la circolazione del virus hanno inciso in modo molto pesante sulla vita delle bambine e dei bambini dopo nemmeno due mesi dall’individuazione nel paese della presenza del Covid-19, che risale al 9 gennaio 2020. Infatti, con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 4 marzo 2020 il governo ha disposto la chiusura dei servizi educativi per l’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, che è proseguita fino al termine dell’anno educativo, a luglio 2020. A tale decreto seguono poi altri provvedimenti, che introducono la didattica a distanza quale risposta principale per tentare di dare continuità all’attività educativa non più esercitata in presenza. Con l’avvio, a settembre 2020, dell’anno educativo successivo, e fino al termine dello stesso, l’apertura dei servizi per l’infanzia è stata condizionata dall’andamento della pandemia nelle varie regioni, con aperture e chiusure a singhiozzo, in relazione al tasso di incidenza del virus[1].

            La chiusura dei servizi educativi ha pressoché coinciso con il cosiddetto lockdown, cioè con il confinamento nelle abitazioni dell’intera popolazione italiana che per una prima fase è durato dal 9 marzo al 3 maggio 2020 (DPCM del 9 marzo 2020 e successive misure). Si tratta del primo lockdown nazionale in Europa, che non ha equivalenti in Brasile. Se si considera, come già anticipato, che i servizi educativi per la prima infanzia non hanno riaperto fino al settembre 2020, l’unico spazio reale dove per mesi si è svolta l’attività educativa è stata la casa e durante il lockdown gli unici adulti di riferimento in carne e ossa per i più i piccoli sono stati i loro genitori. Come è stato documentato, la vita privata e professionale degli adulti coinvolti nella relazione educativa – genitori e educatori – si è profondamente trasformata e laddove sono state introdotte misure il più possibile efficaci le prassi di co-educazione sono state riadattate, generando nuove modalità di collaborazione (GIGLI, 2020). Mentre per le scuole e per le Università è stata predisposta in tempi rapidi la didattica a distanza (DAD), per i servizi educativi e per la scuola dell’infanzia sono stati elaborati degli orientamenti rivolti agli educatori e alle educatrici al fine di mantenere vivo il rapporto educativo con i bambini e le bambine, sia pure a distanza, i cosiddetti LEAD (Legami educativi a distanza). Nei confronti dei più piccoli si è trattato di impostare le attività educative in collaborazione con i genitori nel tentativo di ridurre al minimo i possibili effetti traumatici dovuti all’interruzione repentina della loro quotidianità e allo stesso tempo di trovare modalità inedite per accompagnarli nella crescita. L’alleanza con i genitori è apparsa indispensabile per mantenere attive quelle modalità tipiche dell’educazione alla prima infanzia basate su sguardi, gesti, emozioni e parole. Venendo meno lo spazio fisico d’incontro con gli educatori, i LEAD hanno consentito di dare continuità alle proposte educative dei servizi permettendo ai bambini e alle bambine di proseguire nel loro percorso di crescita e di acquisizione dell’autonomia, seppur all’interno dell’ambiente domestico (COMMISSIONE INFANZIA, 2020).

Quella di stare chiusi in casa è stata senz’altro una costrizione forzata, tuttavia il mantenimento delle relazioni a distanza ha permesso una certa continuità educativa sebbene limitata e non uguale per tutti. Chi ha avuto a disposizione ambienti grandi, magari dotati anche di un giardino, ha potuto infatti disporre di maggiori capacità di movimento, che gli hanno consentito anche di sperimentare nuove modalità di gioco e di relazione all’interno della famiglia, mentre chi è stato confinato in spazi ristretti o angusti è risultato fortemente penalizzato.

Come hanno messo in luce gli orientamenti pedagogici, con i LEAD sono i servizi educativi a entrare nelle case dei bambini e non più i genitori a entrare nei servizi. Questo ha comportato che da un lato gli educatori e le educatrici hanno colto frammenti di vita quotidiana delle famiglie in maniera diretta e dall’altro i genitori sono stati messi in condizione di osservare le dinamiche che si creano tra i loro figli e gli educatori e le educatrici. Tutto ciò comporta la necessità di maggiore flessibilità e disponibilità alla rinegoziazione dei tempi e della programmazione stessa delle attività (COMMISSIONE INFANZIA, 2020).

Questa risposta educativa si è peraltro misurata con la disparità sociale ed economica delle famiglie, che ha ostacolato la partecipazione di tutti i bambini e di tutte le bambine che partecipavano alle attività in presenza, vuoi per la carenza di strumenti tecnologici adeguati, vuoi per una certa povertà educativa sempre più presente nel paese. Lo sforzo è stato tuttavia intenso con risultati buoni in certe regioni, come nel caso della Lombardia, dove una ricerca coordinata da Susanna Mantovani e altri ha attestato che più del 70% delle famiglie ha avuto contatti a distanza con gli educatori e le educatrici di nidi e scuole dell’infanzia (MANTOVANI et al., 2020, p. 21).

 

I LEAD nelle pratiche educative toscane

 

La Toscana, come altre regioni italiane, ha messo in atto una serie di iniziative per garantire continuità all’educazione e cura nella prima infanzia durante la pandemia. In particolare la Regione ha creato una sezione nel suo sito web intitolata “L’educazione da zero a sei anni non si ferma”, dove, tra l’altro, sono state collocate esperienze realizzate dagli educatori e dalle educatrici dei servizi[2]. Si tratta soprattutto di video rivolti ai bambini e ai loro genitori, contenenti racconti, canzoni, proposte di attività motorie, di letture ad alta voce e di giochi che possono essere svolti a casa. La maggior parte delle attività proposte era già stata realizzata nei servizi educativi, e la loro riproposizione a distanza nell’ambiente domestico aveva l’obiettivo di creare nei più piccoli un sentimento di appartenenza alla comunità del servizio. A incentivare queste attività è stato soprattutto il personale educativo che, in questo modo, oltre a rispondere alle esigenze dei più piccoli, è riuscito a fa fronte anche alle ripercussioni del lockdown sulla propria condizione emotiva e psicologica.

 Le attività proposte sono molto diversificate e sono tutte precedute da brevi messaggi di saluto delle educatrici e degli educatori, rivolti ai bambini e alle bambine così come ai loro genitori. Per comprendere meglio di che cosa si tratta, riportiamo tre esempi di attività per ciascuna delle due fasce, 0-3 anni e 3-6 anni:

a)    Video sulla canzone “La vecchia fattoria” proposto dal nido d’infanzia “Il trenino” di Signa: dopo un primo saluto dell’educatrice, i bambini sono invitati a chiamare genitori e fratelli a sedersi insieme a loro in cerchio, per dare inizio al canto; l’educatrice propone diverse interpretazioni della stessa canzone, mimando il suono dei diversi animali; durante il video vi sono momenti in cui l’educatrice invita i bambini a ricordare i momenti in cui la canzone veniva cantata al nido, così da creare un rapporto tra l’esperienza educativa precedente e quella attuale; il video si conclude con i saluti che rimandano a una prossima attività da condividere (https://www.youtube.com/watch?v=zdMDgKjH8CE).

b)    Video sull’attività “Pasta di sale per bambini e grandi” prodotto dal nido “Madama Doré” di Montelupo Fiorentino: l’educatrice si riferisce a un’attività svolta in precedenza nel servizio educativo per lo svolgimento della quale invita i bambini e le bambine a procurarsi in casa gli ingredienti necessari (pasta, sale, farina) e fornisce loro indicazioni per impastarli, seguendoli nell’attività come se fossero in presenza; l’educatrice invita i bambini a esprimersi circa le sensazioni che provano mentre impastano, consigliandoli di aggiungere acqua o farina a seconda della consistenza dell’impasto (https://www.youtube.com/watch?v=vydp542rkqQ).

c)    Video su “Attività di motricità fine” prodotto dal nido “Il Cucciolo” della Val di Cecina: a differenza di molti altri video qui viene proiettato sullo schermo un testo scritto che illustra l’importanza dell’attività, spiega quali strumenti sono necessari (scolapasta, tipi di pasta) e quali le procedure da eseguire; soltanto verso la fine del video viene inquadrata l’educatrice che spiega quali competenze vengono sviluppate attraverso i gesti necessari per svolgere l’attività (https://www.youtube.com/watch?v=W0caHmeBOhM).

d)    Video della Scuola dell’infanzia dell’Istituto comprensivo di Borgo San Lorenzo sull’esperienza di gioco “Stampa con la frutta e verdura”: una voce di sottofondo illustra le modalità di svolgimento dell’esperienza, dai materiali occorrenti, al ricorso all’aiuto dei genitori, ai passaggi da seguire, al numero dei disegni da realizzare; si tratta della produzione di un disegno a colori per il quale sono impiegate frutta e verdura come coloranti e nel quale i bambini esprimono tutta la loro creatività (https://www.youtube.com/watch?v=JChdGdFJRLc).

a)    Video dell’attività “Percorso motorio” realizzato dalla Scuola dell’infanzia paritaria “Fumi” di Montepulciano: l’esperienza è finalizzata ad allenare i bambini e le bambine al coordinamento e all’equilibrio del proprio corpo. Inizialmente l’insegnante spiega come ha realizzato il percorso, servendosi di sedie, e invita i bambini e i genitori a organizzare una situazione simile nelle loro abitazioni; successivamente, tramite oggetti presenti nella sua casa, mostra come tenerli in equilibrio; alla fine della dimostrazione l’insegnante invita i bambini a ripetere l’attività con più naturalezza possibile (https://www.youtube.com/watch?v=0A9UUMrkN5o).

b)    Video dell’attività “Composizione con materiali naturali” realizzato dalla Scuola dell’Infanzia “Scotoni” dell’Istituto Comprensivo Cortona1: il video prende avio con una voce narrante che illustra l’attività da svolgere e spiega come reperire in giardino il materiale necessario (foglie, rametti, fiori, sassolini) e in casa un supporto (es: cartoncino, foglio di carta ecc.); con questi materiali i bambini e le bambine sono invitati a costruire una composizione; seguono le immagini in cui l’insegnante mostra alcune sequenze dell’attività di preparazione e come si può produrre una composizione armonica di varie forme, invitando i bambini a utilizzare appieno la loro creatività (https://www.youtube.com/watch?v=scsDoERMiII).

 

I cambiamenti nei servizi educativi al rientro dal lockdown: l’esperienza della Cooperativa Arca in Toscana

 

Per comprendere come i servizi educativi 0-3 hanno risposto alle problematiche prodotte dalla pandemia, nell’ambito del progetto europeo Erasmus Plus I.ECEC[3], è stata realizzata da chi scrive una ricerca che ha coinvolto il personale educativo operante presso la Cooperativa Arca. Il campione individuato era formato da 45 persone, tra educatrici, educatori e coordinatrici pedagogiche in servizio in varie località della Toscana. Di queste, 42 hanno fornito la loro testimonianza[4]. L’indagine, realizzata nei mesi di giugno-luglio 2021, si è svolta tramite la somministrazione on-line di un questionario semi-strutturato, composto da 4 domande a risposta chiusa e 17 a risposta aperta. I principali indicatori sui quali si è basata l’indagine, sono i seguenti: le strategie utilizzate per coinvolgere le famiglie; le modalità introdotte ex novo per la gestione della relazione educativa per effetto dei protocolli e delle regole di distanziamento ministeriali; le soluzioni creative prodotte dagli stessi educatori di fronte alla pandemia. Dall’analisi delle risposte si ricavano alcuni nuclei tematici ricorrenti che consentono di comprendere l’adattamento dei servizi educativi a seguito dell’emergenza sanitaria.

È emerso anzitutto che la pandemia ha spinto il personale educativo a una rivisitazione dei tempi e dei luoghi di vita dei servizi educativi per l’infanzia e a una rimodulazione delle forme di comunicazione e di relazione, sia tra il personale educativo e le bambine e i bambini, sia tra gli educatori e le educatrici e le famiglie. Rispetto alle trasformazioni subite dalle attività di routine – accoglienza, pranzo, sonno, congedo –, l’indagine ha mostrato la loro completa ristrutturazione. La pandemia infatti ha imposto una nuova configurazione delle pratiche di accoglienza sia per i bambini e le bambine che già frequentavano i servizi – come afferma l’86% degli intervistati – sia per i bambini e le bambine che entravano nei servizi per la prima volta:

 

L’accoglienza-ambientamento per i bambini e le bambine che entravano per la prima volta nel servizio educativo prevedeva, per i primi tre giorni, la presenza del familiare (accompagnatore) durante il tempo di permanenza nel servizio educativo (1 ora) nella sezione di riferimento con un’educatrice per i primi due giorni. Il terzo giorno, dopo la colazione condivisa con il familiare, era previsto il primo saluto e successivamente l’incontro dei bambini e delle bambine in ambientamento con il gruppo che già frequentava il servizio. Dal quarto giorno i bambini e le bambine salutavano il familiare accompagnatore all’ingresso e con l’educatrice di riferimento raggiungevano la sezione di riferimento allungando ogni giorno il tempo di permanenza nel servizio educativo fino al completamento dell’ambientamento. Per l’accoglienza dei bambini e delle bambine che già frequentavano il servizio educativo è stato previsto invece un primo giorno, il rientro, con un tempo di permanenza nella sezione di riferimento, con le educatrici, per la sola mattina, dal secondo giorno per l’intera giornata. Il saluto con il familiare accompagnatore è avvenuto per l’intero anno educativo all’ingresso del servizio dove ad accoglierli trovano un’operatrice di riferimento del servizio o un’educatrice della sezione (educatrice A, Cooperativa ARCA).

 

L’accesso dei genitori al servizio è stato limitato e controllato: al loro arrivo i genitori trovavano il cancello chiuso e dovevano suonare il campanello; una volta fatti entrare dovevano sostare negli spazi di ingresso senza entrare nel servizio; allorché arrivavano più famiglie contemporaneamente venivano fatte entrare una alla volta; per evitare assembramenti in alcuni servizi sono stati concordati con le famiglie un preciso orario di entrata e uscita per ogni bambino/bambina.

Tra le routine quella del pranzo è stata completamente rimodellata con forti penalizzazioni sul piano relazionale e di movimento per i bambini e le bambine:

 

Abbiamo dovuto rivedere la routine del pranzo in quanto i bambini prima del Covid aiutavano l’ausiliaria ad apparecchiare, facevano i camerieri per svuotare i piatti, si versavano l’acqua da una grande brocca condivisa e portavano il pane a turni agli amici, ma con il Covid-19 sono le educatrici a svolgere tali compiti (educatrice B, cooperativa ARCA).

Il pranzo educativo è stato penalizzato dalle regole anti-Covid. L’educatore non ha potuto pranzare con i bambini. E spesso i bambini si sono rivolti all’educatore chiedendogli di togliere la mascherina per mangiare con loro (educatrice C, cooperativa ARCA).

 

L’aspetto più pesante e problematico che caratterizza la vita dei servizi durante la pandemia è proprio quello di riuscire a “stare insieme a distanza”, cioè di svolgere le attività educative e allo stesso tempo di garantire il distanziamento sociale sia nei confronti dei piccoli, sia tra il personale educativo e sia tra i piccoli stessi tra loro. Anche i materiali previsti nella proposta educativa sono stati rivisti e talvolta rimossi rendendo l’ambiente più povero e meno accogliente:

 

Grande fatica e dispiacere nel dover offrire al gruppo dei bambini e delle bambine un ambiente meno ricco di materiali e di oggetti che aiutano a rendere le varie stanze calde e accoglienti, vedi l’eliminazione di tappeti, cuscini… (educatrice D, cooperativa ARCA).

 

Quanto poi alla relazione con le famiglie, per controbilanciare la mancanza di contatti tra genitori e educatori/educatrici è stata introdotta la possibilità di inserire comunicazioni scritte nello zainetto di ciascun bambino/bambina. Per documentare le attività alle famiglie si è ricorso a fotografie e a videoregistrazioni caricate su piattaforme online. Per garantire la relazione con le famiglie gli incontri in presenza sono stati sostituiti con colloqui telefonici e telematici o con incontri in presenza su richiesta.

 

Durante il lockdown abbiamo introdotto la piattaforma Edmodo per condividere proposte educative con i bambini e i loro genitori e al rientro quest’anno abbiamo continuato a utilizzarla per pubblicare il diario di bordo delle sezioni, il menu del pranzo e tutte le comunicazioni alle famiglie. Le riunioni si sono svolte online ad eccezione di quella di giugno che si è svolta in giardino con un solo genitore per bambino (educatrice E, cooperativa ARCA).

 

Quello del rapporto con le famiglie e del loro coinvolgimento nella vita del servizio è un aspetto che ha maggiormente sofferto le conseguenze del distanziamento sociale imposto dalla pandemia:

 

Questo è il punto che sicuramente mi ha lasciato più insoddisfatta: non incontrare i genitori di persona, sia per i colloqui che per le riunioni consuete, che ha lasciato un buco, un vuoto che non ho saputo colmare come avrei voluto (educatrice B, cooperativa ARCA).

Per quanto ci si sia sforzati di mantenere i momenti a loro dedicati, si sono persi i momenti della quotidianità, lo scambio giornaliero, la conoscenza, soprattutto con le famiglie che frequentano il servizio per il primo anno (educatrice F, cooperativa ARCA).

 

Nonostante il forte impegno del personale educativo nella ristrutturazione delle routine e nel coinvolgimento delle famiglie l’offerta educativa dei servizi sia nei confronti dei bambini sia nei confronti delle famiglie è stata stravolta nei suoi caratteri peculiari dal distanziamento sociale imposto dal Covid-19. I servizi educativi infatti si configurano primariamente come spazi di relazione, sia tra bambini e bambine, sia tra adulti.

Quest’anno per me è stato un anno difficilissimo, la preoccupazione della pandemia e le strategie da mettere in atto mi hanno spesso allontanata dal lavoro con i bambini, la burocrazia è stata invadente e mi ha tolto le forze che solitamente dedico al lavoro educativo. Sono contenta perché le famiglie ci hanno sempre appoggiato e hanno avuto sempre fiducia in noi, ma sono esausta e sento tanto la mancanza del mio lavoro, come se il Covid avesse rubato spazio ed energia al bello di vivere al nido (educatrice G, cooperativa ARCA).

 

L’impossibilità di mettere in pratica pienamente un approccio educativo e di cura messo a punto negli anni e continuamente perfezionato attraverso la formazione in servizio ha messo in crisi soprattutto le educatrici e gli educatori, i quali esprimono un forte bisogno di supporto per riprendere il filo del loro agire educativo interrotto bruscamente dalla pandemia.

 

Riflessioni conclusive   

 

La pandemia dovuta al Covid-19 ha stravolto le abitudini delle persone in tutto il mondo e ha reso l’umanità intera più fragile e vulnerabile. In molti paesi del mondo le conseguenze economiche e sanitarie della pandemia hanno esposto i bambini alla fame e alla violenza e compromettono ogni giorno di più il loro diritto all’educazione e alla formazione, rischiando di annullare in breve tempo gli sforzi effettuati negli ultimi decenni. In Italia, così come in altri paesi economicamente avanzati, si è assistito a un forte impegno soprattutto da parte del personale educativo, delle associazioni e degli enti territoriali per non fermare l’educazione e l’istruzione, nell’intento di garantire la loro prosecuzione seppure da remoto. Nel contesto specifico dai noi indagato, quello della Regione Toscana, l’alleanza educativa tra i servizi educativi e i genitori ha permesso di dare continuità alle azioni educative permettendo da un lato la continuità educativa sia pure a distanza dall’altro un supporto per gli adulti, educatori e genitori, disorientati anch’essi dall’interruzione traumatica della quotidianità. Anche le azioni introdotte dopo la riapertura dei servizi educativi per garantire il distanziamento sociale e le misure igieniche di prevenzioni hanno comportato un grande sforzo da parte del personale educativo con risultati efficaci che mostrano la capacità dei servizi di essere flessibili e creativi. Anche la comunità scientifica sia a livello nazionale che locale si è mobilitata con ricerche ad hoc volte a comprendere gli effetti della pandemia sui più piccoli, facendo emergere un quadro certamente non roseo ma per più versi confortante. Dal momento che la pandemia è tuttora in corso, le reti sociali e il personale educativo continuano a chiedere agli amministratori e ai politici di non abbassare la guardia rispetto alla tutela dell’infanzia e dei diritti delle bambine e dei bambini.

 

Referências

 

COMMISSIONE INFANZIA SISTEMA INTEGRATO ZERO-SEI (Org.). Orientamenti pedagogici sui LEAD: legami educativi a distanza. Un modo diverso per fare nido e scuola dell’infanzia. Dattiloscritto, 2020.

 

GIGLI, Alessandra. (Org.). Infanzia, famiglie, servizi educativi e scolastici nel Covid-19: rilfessioni pedagogiche sugli effetti del lockdown e della prima fase di riapertura. Bologna: CREIF, 2020.

 

MANTOVANI, Susanna et al. Bambini e lockdown: la parola ai genitori. Milano: Università degli Studi Milano Bicocca, 2020.

 

UNESCO, UNICEF, WORLD BANK. What have we learnt? Overview of finding from a survey of ministries od education on national responses to COVID-19. Washington DC, 2020.

 

 

This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0 International (CC BY-NC 4.0)

 

Notas



[1] https://temi.camera.it/leg18/temi/le-misure-adottate-a-seguito-dell-emergenza-coronavirus-covid-19-per-il-mondo-dell-istruzione-scuola-istruzione-e-formazione-professionale-universit-istituzioni-afam.html (última consulta: 31 agosto 2021).

[2] https://www.regione.toscana.it/web/guest/-/l-educazione-da-zero-a-sei-anni-non-si-ferma-le-esperienze?fbclid=IwAR2eF4kjTBjURodEjDLakLC82qWEKSAlk3ALPmN-J4ToJ0z8LGkI5ySwYOA (última consulta: 31 agosto 2021).

[3] https://www.forlilpsi.unifi.it/vp-283-progetto-erasmus-i-ecec.html (última consulta: 31 agosto 2021).

[4] Le citazioni ricavate dalle testimonianze del personale intervistato della cooperativa ARCA sono riportate in maneira anônima, indicando i soggetti intervistati con lettere alfabetiche progressive.